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2017/12/12 - 18:59

Il bastonatore

Una delle sere successive, attraversando il corridoio che divideva il suo ufficio dalla scalinata principale - quella sera era quasi l’ultimo a tornare a casa, solo nell’ufficio spedizioni due fattorini lavoravano ancora nel piccolo cerchio di luce di una lampadina - da una porta dietro cui, senza mai aver controllato di persona, aveva sempre ipotizzato un ripostiglio, K. udì provenire dei lamenti. Si fermò stupefatto e rimase ancora ad ascoltare per esser certo di non aver sbagliato, - per un attimo ci fu silenzio, ma poi di nuovo si udirono dei lamenti. - In un primo momento intendeva andare a prendere uno dei fattorini per il caso che ci fosse bisogno di testimoni, ma poi lo prese una curiosità così incontrollabile che spalancò letteralmente la porta. Era, come aveva giustamente supposto, un ripostiglio. Dietro la soglia c’erano vecchie stampe inutilizzabili, e, alla rinfusa, vecchie bottiglie d’inchiostro vuote di argilla. Ma nello stesso stanzino c’erano tre uomini, curvi in quello spazio così basso, mentre una candela fissata su uno scaffale li illuminava. "Cosa combinate qui?" chiese K. precipitoso per l’agitazione, ma senza alzare la voce. Uno degli uomini, che evidentemente dominava gli altri e attirava per primo lo sguardo, indossava una specie di abito di cuoio, che lasciava nudi il collo fin giù sul petto e, interamente, le braccia. Costui non rispose. Ma gli altri due gridarono: "Signore! Dobbiamo essere bastonati perché tu ti sei lamentato di noi con il giudice istruttore." E solo ora K. si accorse che si trattava veramente dei due sorveglianti Franz e Willem, e che il terzo teneva in mano una verga per bastonarli. "Beh", disse K. guardandoli fisso, "non è che mi sono lamentato, ho solo detto quel che è successo nel mio appartamento. E non si può certo dire che vi siate comportati in modo irreprensibile." "Signore", disse Willem mentre Franz cercava evidentemente di nascondersi dietro di lui per proteggersi dal terzo, "se voi sapeste come siamo pagati male ci giudichereste meglio. Io devo mandare avanti una famiglia e Franz qui voleva sposarsi, si cerca di far soldi come si può, con il solo lavoro, per quanto diligente, non ci si riesce, la vostra bella biancheria mi aveva attirato, naturalmente non è permesso ai sorveglianti comportarsi così, non era corretto farlo, ma è tradizione che la biancheria appartenga ai sorveglianti, è sempre stato così, credetemi; e poi si capisce anche che sia così, cosa possono significare cose del genere per chi ha tanta sfortuna da essere arrestato. Ma se questi ne parla apertamente, allora ne segue la punizione." "Non sapevo quel che dite ora, e neppure volevo in alcun modo che foste puniti, ciò che mi preme è il principio." "Franz" si rivolse Willem all’altro sorvegliante, "non te lo dicevo io che il signore non voleva che fossimo puniti? Ora lo senti tu stesso, non sapeva neppure che saremmo stati puniti." "Non lasciarti commuovere da questi discorsi", disse a K. il terzo, "la punizione è tanto giusta quanto inevitabile." "Non dargli retta", disse Willem, interrompendosi per portare veloce alla bocca la mano su cui aveva ricevuto un colpo di verga, "noi veniamo puniti solo perché tu ci hai denunciati. Altrimenti non ci sarebbe successo nulla, neppure se si fosse saputo quel che abbiamo fatto. Si può chiamare giustizia, questa? Noi due, ma soprattutto io, ci siamo comportati bene a lungo come custodi - tu stesso devi riconoscere che dal punto di vista delle autorità abbiamo sorvegliato a dovere - avevamo la prospettiva di far carriera, e presto saremmo anche diventati bastonatori come lui, che ha avuto solo la fortuna di non essere mai stato denunciato da nessuno, perché in effetti una simile denuncia si ha solo molto di rado. E ora, signore, tutto è perduto, la nostra carriera è finita, dovremo adattarci a lavori ancor più umili della sorveglianza, e per di più ci tocca questa bastonatura terribilmente dolorosa." "Possibile che la verga faccia tanto male", chiese K. ed esaminò la verga che il bastonatore gli agitava davanti. "Dovremo di sicuro spogliarci completamente", disse Willem. "Ah, ecco", disse K. e guardò meglio il bastonatore, che era abbronzato scuro come un marinaio e aveva un’espressione fresca e selvaggia. "Non ci sarebbe una possibilità di risparmiare il bastone a questi due?" gli chiese. "No", disse il bastonatore, scuotendo il capo con un sorriso. "Spogliatevi", ordinò ai sorveglianti. Rivolto poi a K. gli disse: "Non devi credere a tutto quel che dicono. Per la paura del bastone, sono già diventati un po’ deboli di testa. Quel che ha raccontato costui, per esempio" - e accennò a Willem - "delle sue possibilità di carriera, è del tutto ridicolo. Guardalo, quanto è grasso, - i primi colpi di verga si perderanno, in genere, nel grasso. - E lo sai perché è tanto grasso? Perché ha l’abitudine di sbafare la colazione a tutti gli arrestati. Non ha sbafato anche la tua? Ecco, te lo avevo detto. Ma un uomo con una pancia del genere non potrà mai diventare bastonatore, è una cosa del tutto esclusa." "Invece ci sono anche bastonatori così", affermò Willem, che si era appena sciolto la cintura dei pantaloni. "No!" disse il bastonatore e con la verga lo colpì tanto forte sul collo da fargli fare un salto. "Tu non devi stare a sentire, ma spogliarti." "Ti ricompenserei bene se tu li lasciassi andare", disse K. e senza guardare oltre il bastonatore - simili affari è meglio concluderli a occhi bassi da entrambe le parti - estrasse il portafoglio. "Così poi denunceresti anche me", disse il bastonatore, "e faresti bastonare anche me. No, no!" "Sii ragionevole", disse K., "se avessi voluto che questi due venissero puniti non vorrei ora pagare per liberarli. Potrei semplicemente chiudere qui la porta, rifiutarmi di vedere e sentire altro e tornarmene a casa. Invece non lo faccio, ma anzi liberarli mi sta seriamente a cuore; se avessi immaginato che la loro punizione sarebbe stata una conseguenza inevitabile o anche solo possibile, non avrei mai fatto il loro nome. Di fatto non li ritengo neppure responsabili, responsabile è l’organizzazione, responsabili sono gli alti funzionari." "E’ così", gridarono i sorveglianti, e ricevettero subito una bastonata sulle spalle già nude. "Se qui, sotto i colpi della tua verga, tu avessi un giudice di alto grado", disse K. abbassando con la mano, mentre parlava, la verga che già stava per alzarsi di nuovo, "non solo non ti impedirei di colpire, ma anzi ti darei del denaro perché tu faccia con energia quest’opera buona." "Ciò che dici sembra credibile", disse il bastonatore, "ma io non mi lascio corrompere. Sono pagato per bastonare, e dunque bastono." Il sorvegliante Franz, il quale, forse sperando in un buon esito dell’intervento di K., si era finora tenuto indietro, si avvicinò ora alla porta vestito dei soli pantaloni, si aggrappò in ginocchio al braccio di K. e sussurrò: "Se non puoi ottenere grazia per entrambi, cerca almeno di liberare me. Willem è più vecchio di me, è meno sensibile sotto ogni punto di vista, e poi già un’altra volta, un paio di anni fa, ha ricevuto una leggera bastonatura, io invece non sono ancora disonorato e mi sono comportato così spinto da Willem, che nel bene e nel male è quello che mi ha insegnato tutto. Giù all’uscita, davanti alla banca, mi aspetta la mia povera fidanzata, mi vergogno talmente." Con la giacca di K. si asciugò il viso inondato di lacrime. "Non aspetto più", disse il bastonatore, prese la verga con entrambe le mani e colpì Franz, mentre Willem stava accucciato in un angolo e guardava di nascosto, senza avere il coraggio di voltare la testa. Allora si alzò il grido lanciato da Franz, continuo e immutabile, sembrava non il grido di un uomo, ma di qualche strumento martoriato, l’intero corridoio ne risuonò, tutto l’edificio doveva per forza sentirlo. "Non gridare", esclamò K. senza potersi trattenere, e mentre guardava teso nella direzione da cui dovevano venire i fattorini, diede una spinta a Franz, non forte e tuttavia abbastanza forte perché quello, privo di sensi, cadesse giù, cercando in un crampo il pavimento con le mani; ciò nonostante non sfuggì ai colpi, la verga lo trovò anche per terra, e mentre Franz si rotolava sotto di essa la sua punta si alzava e si abbassava con regolarità. E già, in lontananza, compariva un fattorino, e qualche passo dietro di lui un altro. K. aveva chiuso velocemente la porta, si era avvicinato a una finestra che dava sul cortile e l’aveva aperta. L’urlo era completamente cessato. Per non far avvicinare i fattorini gridò: "Sono io." "Buona sera, signor procuratore" gli gridarono in risposta. "E’ successo qualcosa?" "No, no", rispose K., "è solo un cane che abbaia in cortile." Siccome i fattorini non si muovevano, aggiunse: "Potete tornare al vostro lavoro." Per non doversi mettere a parlare con i fattorini, si affacciò alla finestra. Quando, dopo un attimo, guardò di nuovo nel corridoio, se n’erano già andati. K. però rimase ancora un po’ alla finestra, non aveva il coraggio di tornare nel ripostiglio e a casa non aveva voglia di tornare. Ciò che poteva vedere giù era un piccolo cortile quadrato, tutt’intorno erano disposti gli uffici, in quel momento tutte le finestre erano già buie, solo quelle ai piani più alti cominciavano a riflettere il chiarore della luna. K. cercò faticosamente di distinguere qualcosa nel buio di un angolo del cortile, dove alcuni carretti a mano erano ammucchiati uno sull’altro. Si tormentava per non essere riuscito a impedire la bastonatura, ma se aveva fallito non era colpa sua, se Franz non avesse gridato - certo doveva aver sentito male, ma in un momento decisivo bisogna dominarsi - se non avesse gridato K., almeno con ogni probabilità, avrebbe trovato una strada per convincere il bastonatore. Se tutti gli impiegati di grado inferiore erano gentaglia, perché proprio il bastonatore, che di tutti i compiti aveva quello più disumano, doveva fare eccezione? K. aveva ben notato come gli luccicassero gli occhi alla vista della banconota, evidentemente faceva mostra di bastonare sul serio solo per alzare ancora un po’ il prezzo. E K. non avrebbe fatto economia, liberare i sorveglianti gli stava veramente a cuore: dato che aveva intrapreso a combattere le storture di questo tribunale, era naturale che si desse da fare anche da questo lato. Ma nel momento in cui Franz aveva cominciato a gridare, tutto naturalmente era finito. K. non poteva permettere che arrivassero i fattorini e forse chissà chi altri e lo sorprendessero in trattative con quella gente nel ripostiglio. Un sacrificio del genere da lui non poteva certo pretenderlo nessuno. Se avesse avuto intenzione di fare una cosa del genere, allora tanto valeva che si fosse spogliato lui stesso e si fosse offerto al bastonatore al posto dei sorveglianti. E poi, il bastonatore non avrebbe certo accettato un simile scambio, perché in tal modo, senza ricavarne alcun vantaggio, avrebbe tuttavia gravemente mancato al suo dovere, e anzi forse mancato doppiamente, perché K., finché durava il procedimento, doveva certo essere intoccabile per tutti i dipendenti del tribunale. E’ vero che forse, su questo, valevano delle clausole speciali. In ogni caso K. non aveva potuto far altro che chiudere la porta, anche se con questo neppure per lui ogni pericolo era ancora superato. Inoltre si dispiaceva di aver dato, alla fine, una spinta a Franz, cosa giustificabile solo per la sua agitazione.

Udì in lontananza i passi dei fattorini; per non dare nell’occhio chiuse la finestra e si avviò verso la scalinata principale. Passando dalla porta del ripostiglio si arrestò un poco e si mise ad ascoltare. Tutto era in perfetto silenzio. L’uomo magari poteva aver ammazzato i sorveglianti a forza di bastonate, erano stati abbandonati completamente al suo potere. K. aveva già allungato la mano verso la maniglia, ma poi la tirò indietro. Non poteva più aiutare nessuno, e i fattorini potevano venire da un momento all’altro; si ripromise però di discutere ancora la cosa e, per quanto era in suo potere, di punire come meritavano i veri colpevoli, gli alti funzionari, nessuno dei quali aveva ancora avuto il coraggio di mostrarglisi apertamente. Scesa la gradinata della banca osservò con attenzione tutti i passanti, ma lì nei dintorni, e anche un po’ più lontano, non c’era nessuna ragazza che aspettasse qualcuno. L’affermazione di Franz secondo cui la fidanzata lo stava aspettando si dimostrò una bugia, tuttavia perdonabile, che aveva lo scopo di risvegliare una maggior compassione.

Anche per tutto il giorno successivo i sorveglianti non gli volevano uscire dalla mente; lavorava distratto e, per venire a capo del lavoro, dovette trattenersi in ufficio per un tempo ancor maggiore che il giorno prima. Quando, tornandosene a casa, ripassò davanti al ripostiglio, lo aprì come per abitudine. Si aspettava di vedere il buio; davanti a ciò che invece vide non seppe mantenere la calma. Tutto era immutato, esattamente come lo aveva trovato il giorno prima quando aveva aperto la porta. Subito dietro la porta gli stampati e le bottiglie di inchiostro, il bastonatore con la verga, i sorveglianti ancora completamente vestiti, la candela sullo scaffale, e i sorveglianti che cominciarono a lamentarsi e gridarono: "Signore!" Subito K. sbatté la porta e ci picchiò anche sopra con i pugni, come se in tal modo fosse meglio serrata. Quasi piangendo corse dai fattorini, che lavoravano tranquilli alla macchina copiatrice e che interruppero sbalorditi il loro lavoro. "Quando vi deciderete a sgomberare il ripostiglio?", gridò. "Qui si affonda nella sporcizia." I fattorini erano disposti a farlo il giorno dopo, K. accennò con il capo, a quest’ora di sera non poteva più costringerli a fare quel lavoro, come davvero aveva avuto l’intenzione. Per trattenere i fattorini nelle vicinanze per qualche istante, si sedette un poco, sfogliò alcune delle copie in modo da dare l’impressione, credeva, di controllarle, poi, quando si rese conto che i fattorini non avrebbero osato andarsene insieme con lui si avviò verso casa, stanco e come privo di pensieri.


Revision: 2011/01/08 - 00:18 - © Mauro Nervi




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