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2017/10/23 - 15:21

La biblioteca di Kafka

Andrea Tarquini

Una rara, sensazionale scoperta, che ha quasi il sapore di una resurrezione letteraria, appassiona in questi giorni i tedeschi, i cechi e tutta la cultura mitteleuropea: è riemersa quasi dal nulla, grazie al paziente lavoro di un antiquario di Stoccarda, Herr Herbert Blank, la Biblioteca di Franz Kafka. E con un gesto di mecenatismo esemplare un'aziendasimbolo della Germania di oggi, quella Porsche nota per le auto sportive di superlusso, l'ha acquistata e donata alla Repubblica ceca. E' un ritorno eccezionale, e ripercorrerne la vicenda equivale a un viaggio attraverso le emozioni e le tragedie della letteratura e della storia europee. La Biblioteca di Kafka, quegli 827 volumi spesso pazientemente rilegati e illustrati all'antica, e più volte arricchiti da appunti a margine vergati di proprio pugno dallo scrittore, fu messa al bando due volte: prima i nazisti, nella Praga occupata, bollarono Kafka come uno dei tanti «autori degnerati». Poi venne il bieco regime comunista, che (salvo la breve parentesi della Primavera di Dubcek) di fatto vietò le opere dell'autore del Processo e della Metamorfosi: lo considerò un pericoloso alfiere del «pessimismo piccoloborghese», un simbolo della cultura in lingua tedesca vietata dopo il 1945, e quel che è peggio anche l'esponente più noto dell'intellighentsija ebraica locale.
«Kafka era mosso da una fame rapace di libri, che mal si conciliava con i suoi scarsi mezzi finanziari e con il poco spazio della sua piccola abitazione», spiega Herr Blank. Il quale ha messo insieme l'eterogenea collezione del maestro. Ecco le opere complete di Gustave Flaubert e del grande scrittore prussiano Theodor Fontane, l'autore di quella Effi Briest, cultbook del malessere esistenziale e dell'anticonformismo odiato dai reazionari e dagli stalinisti. Ecco anche Schlemihl di Adalbert von Chamisso, nella rara edizione Fischer del 1911. Non è finita: nell'eterogenea raccolta, spiccano i diari di Soeren Kierkegaard — «conferma le mie idee come un amico», annotò Kafka — o poesie di Matthias Claudius, verso cui il massimo scrittore boemo quasi provò invidia: «Ah, se si potesse ascendere al suo livello», ebbe a confessare. E a fianco di molte altre opere della collana «Werke der Weltliteratur», spuntano diari e guide turistiche dedicate all'Austria o a Parigi, e molti volumi delle «Schaffsteins gruene Baendchen», una raccolta popolare in voga allora, ricca di racconti di viaggio e avventure. E infine ma non per ultime molte biografie, tra le quali le Memorie di una socialista di Lily Braun, una delle letture preferite di Kafka.
Il lavoro del taciturno, meticoloso Herr Blank, arricchito da testimonianze raccolte con una paziente indagine — messe insieme come sotto forma di catalogo — permette per la prima volta di ricostruire gusti e abitudini del grande scrittore. «E' la rara opera d'arte di un antiquario», annuncia entusiasta la pagina culturale dell'illustre Frankfurter Allgemeine, elogiando Blank «la cui convinzione che l'uomo sia ciò che legge sembra unirlo a Kafka». Ma salvare la Biblioteca kafkiana non è stato facile. Kafka, spiega lo studioso di Stoccarda, amava passare ore in librerie e biblioteche: assieme ai tanti volumi, la raccolta è ricca di rari cataloghi di edizioni letterarie e di resoconti di viaggio di allora. Insieme ad appunti che rivelano il disinteresse o il disprezzo di Kafka per la letteratura di consumo di allora, o per alcuni contemporanei come Trakl o Else LaskerSchüler.
«Kafka leggeva e rileggeva a fondo, spesso lentamente, quanto poteva acquistare o procurarsi», spiega l'antiquario ai media tedeschi. Dopo la morte dello scrittore, fu la sorella Ottla a salvare l'eccezionale raccolta degli 827 volumi dal macero. Finché, nel 1944, la Gestapo la arrestò e la deportò ad Auschwitz dove trovò una morte orribile. I libri finirono in un magazzino della famigerata polizia segreta del Reich a Praga occupata. Uno scrittore, H.G.Adler, li salvò dal rogo, ma non dal dimenticatoio. Dove i volumi rimasero, volutamente lasciati a marcire dai nuovi padroni, i comunisti di Clement Gottwald e di Antonin Novotny che non amavano la letteratura cosmopolita in lingua tedesca. «Se oggi possiamo accedere a questo lascito storico — dice Hartmut Binder, uno dei massimi esperti tedeschi di Kafka, «lo dobbiamo a una sequenza di singolari circostanze».
Il revival di Kafka in patria infatti fu breve, maturò nei primi segnali liberalizzanti degli anni Sessanta e visse di luce propria solo gli otto fugaci, esaltanti mesi del Nuovo Corso riformatore di Dubcek. Con l'invasione sovietica, tornò la vecchia musica, in toni più grevi. Il «pessimista piccolo borghese F.Kafka», scrissero ideologi e turiferari del regime installato dai Panzer, «è prediletto dagli pseudostorici revisionisti raccolti attorno a Eduard Goldstuecker». Cioè l'intellettuale ebreo, tra i padri della Primavera, che dal 1963 raccolse l'intellighentsija anticonformista e i giovani quadri comunisti kruscioviani in cicli semilegali di conferenze su Kafka.
Tornati all'indice, gli 827 volumi del maestro sarebbero forse finiti distrutti, se con una trama degna d'una spy story, un gruppo di antiquari e critici letterari della democrazia di Bonn non fosse riuscito a trafugarli all'Ovest. Correvano i cupi anni Ottanta, con la cultura cecoslovacca divisa tra esilio e prigioni, quando i libri riapparvero nelle mani di un gruppo di antiquari di Monaco. I quali li consegnarono all'Istituto di ricerca sulla letteratura in lingua tedesca a Praga, con sede nell'università di Wuppertal. E là, misti a tanti altri volumi, i libri della Biblioteca di Kafka sono rimasti.
C'è voluto Herr Blank per scoprirne l'origine comune con sistematiche ricerche sulla vita del maestro. L'antiquario ha investito anni di risparmi per mettere insieme una collezione, in massima parte di duplicati. Gli originali resteranno infatti a Wuppertal. Catalogati e ordinati da Herr Blank, i doppioni d'epoca sono stati acquistati dalla Porsche a un generoso valore stimato pari a 250 milioni di lire. E Wendelin Wiedeking, il manager socialdemocratico che guida la Ferrari tedesca, li ha fatti consegnare al nuovo regime democratico ceco. L'anno prossimo, nel castello boemo di Janowitz che fu caro a Rilke, Karl Kraus e Adolf Loos, sarà aperta una grande biblioteca dedicata alla cultura boema ed ebraica scritta in tedesco. Il governo rossoverde di Berlino medita di incentivare questo tipo di mecenatismo con iniziative e finanziamenti propri. A volte l'amore per i libri è più forte dei Lager e dei Muri, nella Mitteleuropa dilaniata dalla Storia.

© La Repubblica, 19.12.2001


Revision: 2011/01/08 - 00:18 - © Mauro Nervi




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